Chi siamo

CHI SIAMO? (O MEGLIO, CHE FARE?)

Il collettivo Lanterna Rossa nasce da un gruppo di compagni – studenti, lavoratori e disoccupati – nell’estate del 2009. Se il riferimento al marxismo e alla sua tradizione di lotta e organizzazione é stato fin dall’inizio l’orizzonte teorico sul quale muoversi, poca strada avremmo fatto se ci fossimo accontentati di etichette, senza una continua verifica degli strumenti teorici e delle posizioni politiche attraverso la pratica e l’approfondimento teorico. In questa pagina di presentazione, più che discettare sulle nostre posizioni su questa, piuttosto che su quell’altra “questione” abbiamo preferito brevemente raccontare il nostro percorso fin qui fatto, i nodi e le svolte che abbiamo attraversato, le prospettive e le problematiche che ci siamo posti. Un percorso in continuo divenire, spesso contraddittorio, ma in cui l’attività pratica quotidiana ha voluto, e vuole essere, l’espressione più vivida del percorso politico e teorico che abbiamo attraversato e che ancora attraverseremo. Per rispondere alla domanda chi siamo é necessario raccontare cosa facciamo.

L’esperienza dell’Onda
Diversi sono stati i percorsi individuali che ci hanno fatto incontrare, come eterogenee le esperienze politiche precedenti: chi ne veniva dall’esperienza del Comitato Studentesco, chi per la prima volta si affacciava all’attività politica, chi aveva già militato in organizzazioni e partiti. L’esperienza collettiva attraverso la quale più o meno tutti siamo passati, ed é stata occasione di incontro e confronto, é stata il ciclo di mobilitazione studentesca dell’Onda, nel 2008. In particolare all’interno dell’occupazione della facoltà di Scienze Politiche si é riusciti a convogliare nel tempo un nucleo di compagni, sempre più perplessi della piega che la mobilitazione dentro e fuori dell’Università prendeva. I limiti di una contestazione esclusivamente “studentista”, la separazione artificiosa tra questione universitaria e dinamiche della società capitalista, il rapporto tra studenti e organizzazione dei lavoratori, il ruolo opportunista del baronato nella protesta sono state le macro questioni su cui effettivamente il confronto si é centrato, facendoci porre sempre più in contrasto con lo studentismo e welfarismo che il movimento dell’Onda esprimeva. Andando avanti in questo percorso di chiarificazione, teorica e pratica, sentivamo sempre più la necessità di formalizzazione di questo vissuto, la necessità di riuscire a trovare pratiche organizzative in grado di uscire dal guscio, in grado di andare al di là della contestazione della singola riforma, dei singoli tagli. La fine della mobilitazione ci ha posto in maniera ancor più forte queste questioni. Che fare? Come strutturare un’attività studentesca continuativa, una militanza politica quotidiana che riuscisse a guardare anche al di là delle mura universitarie?

La rivista. Studiare, propagandare, organizzare…
Con la rivista abbiamo cercato di dare risposta a queste prime questioni, andando a verificare le nostre ipotesi di partenza. Il lavoro redazionale, il continuo dibattito per la scrittura del giornale, l’articolazione dell’attività collettiva che sviluppandosi articolava sempre di più una divisione funzionale dei compiti hanno costituito la prima impalcatura su cui articolare un piano di lavoro pratico collettivo. Se a questo si ci aggiunge la necessità di diffusione del giornale – finalizzato tanto alla propaganda delle posizioni, quanto all’allargare la pratica dell’autofinanziamento – la rivista é diventata effettivamente, nella pratica, un organizzatore collettivo, abituando i vari compagni all’attività di studio, propaganda e organizzazione. E’ attraverso il lavoro della Rivista che, infatti, potevamo iniziare ad affrontare i grandi problemi della crisi capitalistica e delle sue contraddizioni, innestandoli alle problematiche specifiche della facoltà, dell’Università, del lavoro, ecc… E’ con la Rivista che si sviluppa l’abitudine e la capacità nel portare avanti il lavoro di propaganda, darsi uno strumento d’interfaccia con l’esterno. E’, infine, con la Rivista che si ci é dati un piano di lavoro, si é iniziato a tessere una rete organizzativa, si é potuto calendarizzare l’attività, emancipandosi dall’evento del giorno e riuscendo così ad esercitare un’attività quotidiana e continuativa. Un lavoro in continuo evolversi, che certo si scontra con la passività della fase, ma che ha contribuito a una stabilizzazione dell’attività e un’omogeneizzazione delle posizione dei compagni.

Intervento nelle università. Non rimpiangere alcun bel tempo antico…
I limiti delle mobilitazioni studentesche che si sono pienamente palesati in questi ultimi decenni, portano con sé differenti problematiche. Esse andavano e vanno affrontate di petto e con coerenza. La “protesta studentesca” non é mai riuscita ad emanciparsi dagli schemi politico – culturali della classe dominante, riducendosi, nella fase di crisi attuale, all’esclusiva lotta ai tagli, ad un keynesismo di sinistra che non può far altro che invocare lo Stato e le sue risorse. L’Università, in questo modo, risulta avulsa dalle contraddizioni del Capitale e dal conflitto intestino tra le classi. La soluzione alla questione universitaria, si cerca di trovarla all’interno della stessa Università, elevata a “ombelico del mondo”. Studentismo, corporativismo e opportunismo sono i risultati pratici di queste derive. Da parte nostra, invece, non abbiamo mai avuto alcun bel tempo antico da difendere, quando lo Stato spendeva e il sistema formativo era pubblico e gratuito per tutti (?!). Abbiamo sempre cercato d’inserire le dinamiche di trasformazione del sistema formativo, all’interno delle dinamiche del sistema capitalistico; l’Università ne é una delle sue appendici, dove si riflettono le sue eterne contraddizioni. All’interno della società capitalistica non esiste alcuna Università da ricostruire, riformare, infiltrare di saperi antagonisti; esiste invece un lavoro organizzativo che smascheri sistematicamente questi meccanismi, che differenzi sempre di più gli interessi in gioco, che renda sempre più evidente come gli strati studenteschi più deboli economicamente, oggi, non siano altro che la futura forza – lavoro del domani, che su questi interessi occorre attestarsi, creando ponti – politici e organizzativi – con l’attuale forza lavoro. Il tema dell’Università parcheggio e della continua dequalificazione dei percorsi di studio sono il fulcro, la lente d’ingrandimento, attraverso la quale sviluppare l’attività. Non si tratta solo di questioni teoriche, ma soprattutto, di una guida all’azione pratica, attraverso la quale aggredire questioni, anche particolari, come il taglio alle borse di studio, la ristrutturazione dei programmi d’insegnamento, lo smantellamento del diritto allo studio, ecc…Una guida per l’azione in grado di separare i diversi interessi, affrontare nella pratica le questioni particolari che possono emergere dal terreno studentesco, riuscendo però a proiettarle all’infuori di questo, riuscendo a collegare la questione della formazione, con le difesa della particolare merce della forza – lavoro che, presto o tardi, saremo costretti a vendere sul mercato. Una sfida che si esplica nel riuscire a imporre una posizione classista su un terreno interclassista.

Studenti e lavoratori. L’esperienza sindacale
Se l’emanciparsi dallo studentismo, riconoscersi realmente come futura (e attuale) forza – lavoro, portatrice d’interessi particolari rispetto gli altri strati che popolano il mondo accademico e in generale il sistema formativo é stato il primo passo pratico per uscire dal contesto meramente universitario; la costruzione di saldi rapporti politici e organizzativi con la classe lavoratrice ne diventava l’indispensabile corollario. Proprio per questo, fin dall’inizio della nostra attività, il rapporto con il sindacalismo di base, e in particolare con il Sin. Base – Sindacato di Base – é stato stretto e serrato. Uscire dalle mura universitarie significava immergersi e affrontare, teoricamente e praticamente, le contraddizioni della società capitalistica che vedono, nel terreno di scontro tra capitale e lavoro, il terreno di lotta privilegiato. Inserirsi in queste dinamiche, contribuire alla crescita di una struttura organizzativa dei lavoratori, lavorare per la ricostruzione della pratica della coalizione operaia é stata per noi una scuola ricchissima di spunti ed esperienze, una pratica con cui affrontare i nodi teorici e una miniera di conoscenze per affrontare le questioni pratiche. Il lavoro organizzativo fatto con i lavoratori del S. Martino, le mobilitazioni e gli scioperi, i volantinaggi davanti alle fabbriche e ai posti di lavoro, i momenti di riflessione teorica – tanto sulla storia del movimento operaio, quanto sullo studio dei meccanismi della società capitalistica – fino ad arrivare al lavoro di agitazione e organizzazione davanti alle cooperative di logistica sono le singole tappe di un unico percorso. Scrollarsi di dosso le vecchie impalcature ideologiche tanto fomentate all’interno del corpo studentesco é stato anche possibile con il permanente contatto con un ambiente genuinamente proletario, in cui i lavoratori stessi si organizzano, coalizzandosi tra di loro.
Il rapporto organico con il sindacato e l’attività pratica svolta al suo interno ha permesso, all’interno del collettivo, lo sviluppo di posizioni coerentemente classiste, che trovano nel marxismo, nel metodo materialista dialettico, nell’internazionalismo proletario e nell’esperienza storica del movimento operaio rivoluzionario l’orizzonte teorico in cui riconoscersi.

Molte le sfide che ci si pongono davanti, consci della necessità di continua strutturazione del lavoro di studio, di propaganda e d’organizzazione. Questo un piccolo spaccato del percorso fin qui fatto; da questo portato di esperienza vogliamo ripartire, rimboccandoci le maniche insieme a tutti quei compagni con cui riusciremo a collegarci.

Per info, contatti e altro…
lanternarossage@gmail.com
Facebook: Lanterna Rossa

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