Sanità, riposo biologico: cronaca dell’ennesima farsa…

riposoPubblichiamo di seguito un piccolo report (PDF) redatto da un delegato S. I. Cobas presso l’ASL 3 genovese, che racconta dell’ennesimo paradosso sindacale, venutosi a creare a ridosso della scadenza (25 novembre 2015) entro la quale anche l’Italia si sarebbe dovuta adeguare alla normativa sul rispetto del riposo biologico anche per i lavoratori della sanità. Il rispetto di tale normativa (e in particolare del tetto massimo di 48 ore settimanali lavorabili e la garanzia del riposo di 11 ore ogni 24 ore di lavoro) renderebbe di fatto illegali la maggior parte delle turnistiche attualmente applicate e sulle quali si regge il servizio nella stragrande maggioranza delle strutture ospedaliere. Molte di queste strutture hanno sperato in una deroga ministeriale fino alla fine. Quando la deroga non é arrivata, hanno deciso d’agire unilateralmente stravolgendo la turnistica e con essa la vita e i tempi di vita/lavoro di moltissimi lavoratori, non garantendo comunque ritmi e condizioni di lavoro degne (anche se formalmente dentro i parametri di legge) e garanzia d’erogazione del servizio. All’ASL 3 genovese, i lavoratori stretti nel ricatto tra rispetto delle normative sul riposo e stravolgimento della turnistica hanno scavalcato le segreterie sindacali appiattite sulle posizioni aziendali, dando luogo a una prima consultazione interna autorganizzata e mettendo per ora un freno all’unilateralità delle manovre aziendali. Un esempio di mobilitazione che crediamo utile diffondere e far girare, soprattutto in un settore dove tutto pare immobile, ma dove in realtà tagli e crisi hanno colpito profondamente e urge più che mai ripartire nell’organizzare una risposta di classe da parte dei lavoratori, fuori e contro le logore pratiche sindacali opportunistiche e clientelari. Buona lettura.

SANITA’: RIPOSO BIOLOGICO, CRONACA DELL’ENNESIMA FARSA…
Il 25 Novembre 2015 sono entrati in vigore gli effetti della legge 161/2014, in attuazione di quanto già previsto dall’Unione Europea (in termini molto teorici) già da parecchi anni, ma a cui la legislazione nazionale ha sempre bellamente derogato.
Tradotto in soldoni questo significa che, tra le alte cose, anche per il comparto sanitario (medici, infermieri , Oss, ecc..) varrà il divieto di lavorare per più di 48 ore su 7 giorni e che ogni 24 ore di lavoro scatta di diritto un riposo di 11 ore (cosìddetto riposo biologico).
Il rispetto di queste condizioni mette oggi in serio pericolo il funzionamento stesso delle strutture sanitarie, dato il sotto organico cronico cui dirigenze e governi hanno condannato il personale, attraverso anni di tagli ed esternalizzazioni.
Di seguito, pubblichiamo una breve cronaca, redatta da un nostro delegato, che racconta a seguito di tutto ciò, cosa sta succedendo in una delle tante ASL, in particolare l’Asl 3 genovese, come le aziende tentino di scaricare per l’ennesima volta le problematiche di gestione del servizio sui lavoratori, ma anche di come gli stessi lavoratori – fuori dalle logiche opportunistiche – inizino ad opporsi a queste dinamiche.

S. I Cobas – ASL 3 genovese

In questi ultimi giorni si è perpetrata l’ennesima beffa ai danni dei lavoratori da parte dell’amministrazione con la compartecipazione delle 4 sorelle (Cgil, Cisl, Uil, Fials).
Un provvedimento entrato in vigore nel novembre del 2014 è riuscito a provocare il panico esattamente 15 giorni prima che questo diventasse sanzionatorio nel suo termine ultimo di applicazione del 25 novembre 2015 (PAUUURA!).
La Direzione della Asl 3 genovese aveva consentito ai lavoratori di esprimere il proprio parere attraverso un referendum con la possibilità di scelta tra varie opzioni nella turnistica prima che i rappresentanti sindacali (ci si chiede chi rappresentino senza una eventuale consultazione) bloccassero l’iniziativa, definendo le modalità di tale referendum come arbitrarie ed illegittime (DECIDO IO COME E SE INDIRE UN REFERENDUM DISSE MANGIAFUOCO MANOVRANDO I BURATTINI). Sembra anche che questo fosse confusionario e non garantisse il controllo dello spoglio (motivazione ufficiale).
A questo punto l’azienda aveva due opzioni per gestire l’emergenza (sempre sperando in eventuali deroghe governative dell’ultimo….secondo):
cambiare la turnistica a tutto il personale, con l’inversione del turno pomeridiano con quello mattiniero;
slittare gli orari di entrata/uscita in/dal servizio lasciando la disposizione della turnistica invariata
Ovviamente hanno optato per la scelta più invalidante per i lavoratori. Chi pensava di essere nel turno di mattina in un determinato giorno, si ritroverà di pomeriggio e viceversa; chi gestiva la propria famiglia ad incastro tenendo conto degli orari e giorni lavorativi del consorte ora deve rivedere il tutto (con il plauso delle babysitter che ringraziano).
Questa scelta è, paradossalmente, anche la più complicata per l’azienda , che in questo modo non riesce a coprire le assenze quando queste si verifichino durante i pomeriggi (autogoal?). Quasi simultaneamente alla direttiva dei nostri dirigenti è montata la protesta spontanea dei lavoratori che hanno provveduto a mandare richieste scritte per tornare al turno precedente (con spostamento dell’orario per ottemperare alla normativa in questione) dopo votazione interna nei vari reparti. In conseguenza a ciò, le RSU hanno iniziato ad accorgersi che la sveglia stava suonando già da un po’ (ma loro non si erano ancora alzati) ed hanno indetto delle assemblee dei lavoratori, sia per spiegare il motivo per il quale era stato bocciato il referendum, sia per conoscere il parere di coloro che i turni li fanno.
Intanto nei reparti la confusione ed il panico regnavano incontrastati, con i coordinatori che davano consigli e direttive (più consigli che altro, visto che di scritto non vi era nulla) differenti di giorno in giorno. Parlando con i lavoratori abbiamo sentito cose tipo “se hai bisogno di un pomeriggio mettiti in malattia”, “facciamo passare tutto per urgenza e non rispettiamo la normativa” sino a “chi viene a coprire un turno pomeridiano scoperto deve uscire un’ora prima e chiedere al collega che gli darà il cambio di entrare un’ora prima” (della serie: aggiustiamoci tra noi “aumma aumma” ; nessuno vede, nessuno sa).
Il 24/11/2015, a ben 24 ore dalla scadenza dell’ultimatum europeo, alle OO.SS (CGIL, CISL, UIL, FIALS) unitamente alle RSU non resta che cavalcare l’onda della protesta chiedendo all’azienda, sulla base delle note dei lavoratori di numerose strutture sentite nelle assemblee, di tornare al turno precedente con spostamento dell’orario, rispettando le nuove normative europee (NUOVE…..del 2003).
Da non invidiare chi dovrà prendere servizio nei prossimi giorni e soprattutto chi dovrà organizzare la propria vita privata fatta di incastri, figli, genitori da accudire, ma anche di tempo libero, svaghi e quant’altro.
La cosa va al di là di quella che potrà essere la scelta dell’azienda (spostare il giorno o l’orario di lavoro; in qualsiasi modo qualcuno scombinerà la propria organizzazione di vita) . La scelta però, proprio perché repentina ed improvvisata, coinvolge il lavoratore come persona, la sua considerazione, la sua “voce” in qualità di professionista.
Le responsabilità da parte dell’azienda sono gravi, aver sperato in deroghe nazionali che comunque si protraggono da 12 anni e fanno di noi l’unico paese (insieme al portogallo) in ritardo nei confronti di una norma che stabilisce un minimo di tutela (almeno teoricamente) per chi lavora.
Le responsabilità delle organizzazioni sindacali non sono meno gravi (qui la sveglia non è mai suonata!), aver aspettato le mosse dell’azienda e forse aver sperato nelle medesime deroghe; non essere stati in grado di informare i lavoratori di ciò che sarebbe accaduto e non aver iniziato una consultazione sulle varie possibilità di orario che ora, come un fulmine a ciel sereno, stanno sconvolgendo la vita di tanta gente.
La legge 161 del 2014 sancisce un diritto per i lavoratori garantendo sicurezza con riposi adeguati e potrà essere rispettata solo con l’ assunzione di personale, attraverso un rinnovo contrattuale che contenga un aumento salariale serio che uniformi il nostro paese all’Europa non esclusivamente in ciò che “conviene”. A partire da un’organizzazione di lavoro che non crei debito orario (eliminando i rientri), una contrattazione aziendale che possa sciogliere i vincoli del turno unico rispettando le preferenze del lavoratore nella scelta di differenti turni possibili: una miglior qualità di vita!

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Una risposta a Sanità, riposo biologico: cronaca dell’ennesima farsa…

  1. Margherita ha detto:

    Con questa nuova turistica stiamo andando peggio, ci fanno rientrate dopo la notte ed il riposo c’e lo danno in 7 giornata e così non è un riposo. Ognuno interpreta la legge come meglio crede, perché non è chiara. Ancora una volta ci stiamo rimettendo noi, già abbiamo un lavoro che non ci permette seguire una vita regolare, dal 25 novembre stiamo ancora peggio. Dobbiamo essere tutti uniti perché parlano di orari di turistica ma non si parla che rispetto alle altre nazioni europee i nostri sono stipendi da fame!

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