Genova, AMIU: organizzarsi per una lotta vera!

2015_07_14_sciopero_AMIU

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Il 14 Luglio il sindacalismo concertativo e autonomo ha chiamato i lavoratori dell’AMIU e di tutte le aziende partecipate del Comune di Genova allo sciopero, dopo l’approvazione dell’ennesima delibera che traccia ulteriormente la strada per la privatizzazione, spacchettamento dell’azienda di nettezza urbana e probabilmente una riorganizzazione aziendale che si tradurrà nella richiesta di nuovi sacrifici per i lavoratori.
Ancora una volta tutta l’impostazione della vertenza da parte dei sindacati concertativi è stata strutturata per disarmare e ingabbiare ogni potenziale sussulto alla lotta da parte dei lavoratori. Mesi di passività, affogando la mobilitazione nei tempi e nelle pastoie della discussione del Consiglio comunale, esaurendosi in estenuanti presidi sotto il Comune, per culminare in uno sciopero puramente simbolico, in piena estate, con molto del personale in ferie e senza alcuna possibilità d’incidere sull’azienda e nella contesa generale. Tutti aspetti che il volantino, diffuso proprio durante il corteo del 14, da alcuni operai del Gruppo Lavoratori Amiu, mette lucidamente in rilievo, e che per questo pubblichiamo. Ma sei i numeri messi in campo il 14 dai concertativi mette in ulteriore evidenza come questi non possano svolgere alcun ruolo nella difesa intransigente delle condizioni di vita e lavoro di questi lavoratori, come di milioni di altri proletari, che subiscono gli effetti della crisi capitalistica; dall’altra emerge la necessità d’impostare una battaglia vera per difendere dignità e salario, fuori da ogni compatibilità aziendale e rifiutando deleghe a organizzazioni che hanno sempre tradito. Anche perché, sulla vicenda AMIU, andranno avanti come un rullo compressore. E già parte, a pochi giorni dallo sciopero, la campagna mediatica sul pacchetto d’investimenti che potrebbero arrivare, dietro accettazione, naturalmente, di nuovi e dolorosi sacrifici, di altri piani industriali lacrime e sangue. O questo meccanismo lo mettiamo in discussione, o questi lavoratori, e noi con loro, resteremo nuovamente schiacciati.

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