Vado Ligure: cronache dal picchetto ai cancelli dell’Infineum…

avanti_scioperoL’onda lunga della lotta nel settore logistica/trasporti organizzata dal S. I. Cobas, sbarca anche in Liguria, con un primo sciopero degli autisti dipendenti della Marenzana Spa, con blocco dei mezzi in entrata e uscita davanti ai cancelli della Infineum di Vado Ligure, principale committente della Marenzana.
Ora, al di là della cronaca dell’intensa giornata di lotta – con il picchetto iniziato alle 05.30 del mattino e sciolto dai lavoratori al pomeriggio inoltrato – che ha attirato l’attenzione anche dei sonnolenti giornali e portali web locali (vedi qui trafiletti del Secolo XIX, La Stampa, IVG e Savona News) quello che qui ci interessava fare è trasmettere a chi ci legge quel profumo che abbiamo assaporato per lunghe ore nell’organizzare e appoggiare lo sciopero di questi determinati e coraggiosi lavoratori, che, ricordiamo a tutti, stanno continuando lo sciopero ad oltranza. Per far questo pubblichiamo di seguito un breve scritto di un compagno presente al picchetto che crediamo riporti bene l’atmosfera di lotta che si è respirata collettivamente in quella giornata.
La lotta di questi lavoratori, che sentiamo pienamente nostra, per il riconoscimento della propria rappresentanza sindacale, l’applicazione del CCNL di settore e il rifiuto del subdolo accordo di forfettizazione dello straordinario firmato da Cgil e Cisl non è finita! Nuove prove attenderanno i lavoratori, sempre più decisi a portare avanti questa importante battaglia, fino alla fine! Seguiranno aggiornamenti.

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Vado Ligure (Savona) 16 giugno 2015
Siamo arrivati davanti ai cancelli della società americana Infineum, che stocca oli industriali. Sono le 5 di mattina. Ad attenderci vi sono gli autisti della ditta Marenzana in sciopero. Sono per lo più albanesi, rumeni, qualche serbo, e italiani. Sono presenti anche alcuni lavoratori senegalesi che lavorano per un’altra ditta, venuti a sostenere i lavoratori di sciopero. Dopo le presentazioni e i saluti diviene manifesto che le razze sono solo due. Da una parte i padroni, dall’altra gli operai. Un delegato è particolarmente attivo e nonostante che all’inizio si sia solo una decina, riesce a trovare le parole per imporre un giusto tono all’azione di picchettaggio. All’inizio le guardie, come da registro, intimano di allontanarci perché si è in una proprietà privata. L’intimidazione, di per se poco convinta, non fa desistere i lavoratori e il picchetto ha modo di organizzarsi.
Nel frattempo il numero è cresciuto. I cancelli vengono chiusi. Adesso il numero di compagni è di circa una trentina. La naturalità di come si è attuato il blocco fa dire a un compagno che quando i lavoratori decidono di lottare non hanno bisogno di suggerimenti e ammaestramenti dai professionisti, perché sarebbe come insegnare ai bantù la caccia nella savana.
La fabbrica è il loro territorio ne conoscono i sentieri e la fauna umana e sanno come trattarla. Il blocco è totale. Nessun automezzo entra nello stabilimento, nessun automezzo esce. Arriva una volante che si limita ad osservarci da lontano.
Dopo un po’ arrivano due funzionari della Digos che si impegnano da subito in una sorta di opera di mediazione: “vi capiamo ma dobbiamo far rispettare la legge”.
Ostinatamente l’argomento che i lavoratori contrappongono è che “é il padrone a non rispettare la volontà dei lavoratori di scegliersi le proprie rappresentanze”, tanto è vero che ha inviato una lettere di disconoscimento. Ovviamente non riconoscere il sindacato che i lavoratori hanno voluto significa solo scegliere lui la controparte con cui voler trattare. Quindi i lavoratori dovrebbero scegliere solo tra la gamma di sempre: CGIL CISL UIL, proprio quelli che i lavoratori accusano di aver sottoscritto un accordo aziendale fortemente peggiorativo rispetto al CCNL.
Il picchetto è deciso a non smobilitare fintanto che non arrivi il riconoscimento del sindacato. Nel frattempo da Marenzana arriva una pseudo apertura e cioè la disponibilità ad un incontro tra 10 giorni. Questa mossa non convince più di tanto perché il tutto potrebbe risolversi in una (se rispettata) conversazione informale. I 10 giorni verrebbero usati per ricatti, minacce e la messa a punto di misure disciplinari. Non sarebbero una novità. Intanto sono arrivati a più riprese i giornalisti, ma si limitano alla fine a dare scarsa rilevanza all’evento nonostante gli attestati di solidarietà. Le pressioni della polizia crescono con il crescere del numero dei funzionari, ad agni conciliabolo, che loro vorrebbero solo con singoli delegati cresce il grado dei funzionari a calare però è la bonarietà dei rapporti. Esigono prove di buona volontà sempre più stringenti nell’allentare il blocco. Si va avanti cosi fino al pomeriggio inoltrato. L’interesse era di portarla per le lunghe. Per allungare il brodo si segnala la situazione pure al sindaco di Vado. Ovviamente la risposta è prima quella del centralino, poi, quella della segretaria che ovviamente avrebbe informato il Sindaco che ovviamente aveva ben altro da fare e sicuramente non si sarebbe messo contro Infineum e Marenzana.
Intorno alle 16, l’assemblea dei lavoratori dopo lunga discussione decide lo scioglimento del picchetto e il rilancio dello sciopero ad oltranza, riservandosi di discutere in un secondo tempo nuove iniziative di lotta e di mobilitazione. Il bilancio della giornata (e lo spirito dei lavoratori) è sicuramente positivo. I lavoratori hanno ormai alzato la testa e non la vogliono tirare giù. Mai più!

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Una risposta a Vado Ligure: cronache dal picchetto ai cancelli dell’Infineum…

  1. gristleism7@libero.it ha detto:

    Bene sembra un inizio promettente. A presto. Oscar

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