Logistica: uno scorcio di fine anno…

lotta_logisticaIn questi ultimi sgoccioli di un anno che se ne va, le battaglie, i passaggi e i risultati portati a casa in queste settimane, ci permettono di misurare la forza propulsiva che il complessivo ciclo di lotta nella logistica sta dimostrando d’avere, offrendo spazio per qualche breve considerazione in relazione alla fase generale che si sta attraversando.
Forza che è sicuramente misurabile nella continua apertura di nuove situazioni, nuove vertenze e nuove lotte. Prendendo in rassegna solo le ultime settimane, gli scioperi dei facchini del magazzino ND – Coin di Roma, l’articolata battaglia dei lavoratori del CAAT di Torino per il contratto unico (qui il loro blog); il continuo rilancio di picchetti volanti per il reintegro dei licenziati all’Ikea di Piacenza danno il polso di una situazione assolutamente dinamica.
Ma, in un quadro generale di passività operaia e arretramento come l’attuale, il vero dato in controtendenza non possiamo rilevarlo pienamente se non riusciamo a cogliere l’esperienza di lotta e organizzazione della logistica, soprattutto di questi ultimi mesi, dal suo versante qualitativo.
E cioè la sua capacità – certo, tra alti e bassi, avanzamenti e arretramenti – di ragionare e muoversi su un piano compiutamente nazionale e di settore e non solo come mera sommatoria di vertenzialità diffusa. Dove con intelligenza e lungimiranza i risultati incamerati e portati a casa negli anni precedenti, soprattutto in relazione al rispetto del CCNL nelle diverse realtà aziendali, sono serviti da trampolino (ma da una posizione più favorevole) per il rilancio della battaglia, allargando orizzonti e obiettivi complessivi.
All’ordine del giorno oggi non più il rispetto della contrattualistica nazionale, ma la messa in discussione dei principali pilastri su cui il “modello logistica” per anni ha potuto crescere e consolidarsi e reggere la concorrenza internazionale (vedi piattaforma dell’assemblea dei delegati del 21 settembre e comunicato del 30 novembre). Se guardata in prospettiva, la sequenza di scioperi e mobilitazioni di questi ultimi mesi per imporre al fronte padronale la piattaforma di lotta è assolutamente impressionante. Sciopero nazionale della logistica del 16 ottobre, sciopero generale del sindacalismo di base del 14 novembre (con manifestazione a Milano), sciopero generale indetto da Cgil – Uil del 12 dicembre; sciopero nazionale di filiera alla GLS del 19 dicembre l’articolato percorso attraverso il quale S. I. Cobas e ADL Cobas hanno mobilitato migliaia di facchini e lavoratori nelle piazze e davanti ai cancelli delle fabbriche.
Una reale capacità di mobilitazione dimostrata dal fatto che nel giro di poche ore dall’ultimo sciopero – dove dalle 00.00 alle 06.00 del mattino sono stati completamente bloccati i 5 principali centri di smistamento GLS – la direzione, e al seguito le dirigenze delle principali multinazionali di corrieraggio, hanno dovuto cedere, avviando un percorso di trattativa (come da comunicato).
Non è certo qui tempo e luogo per compilazione di bilanci, ma diventa altrettanto evidente come sia proprio da questo versante che la centralità e il peso di questo ciclo di lotta assuma ancor più importanza, non solo nel settore di riferimento.
La capacità d’aggredire elementi come la regolamentazione dei cambi d’appalto o la figura del socio – lavoratore diventa leva generale di freno alla concorrenza tra forza lavoro – tanto nel settore della logistica, quanto verso altri settori e strati operai.
La capacità di costruzione di organizzazione, coordinamento a una dimensione nazionale della vertenzialità diffusa, educazione e crescita di quadri operai di assoluto valore è elemento essenziale nel percorso di ricomposizione di classe. Alla pace dei Landini e di chi sul pantano dell’opportunismo ancora ricerca impossibili soluzioni o vie d’uscita.
Da questo punto di vista, il ciclo di lotta della logistica, non rappresentando il passepartout della lotta di classe, potrà svolgere comunque un ruolo d’esempio e direzione verso quegli strati operai ancora organizzati – sindacalmente e politicamente – da opportunismo e riformismo. Una grande sfida per un anno di battaglia che finisce e un altro, di altrettante battaglie, che comincia.

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