Logistica: la battaglia continua!

nuovi_facchiniA seguito del pestaggio di Fabio Zerbini, che ha segnato la continuazione della strategia repressiva (legale e non) ai danni della lotta dei lavoratori della logistica, si è svolta, domenica 19 gennaio, una partecipatissima assemblea nazionale dei facchini alla quale abbiamo partecipato assieme alle altre realtà solidali con la loro battaglia.
Trecento operai arrivati da gran parte del Nord Italia hanno ribadito l’intenzione di continuare la lotta verso il raggiungimento degli obiettivi quali l’imposizione generalizzata del CCNL di categoria in tutte le fabbriche e in tutti i magazzini, e lo smantellamento del sistema delle cooperative che per sua natura, favorendo coinvolgimenti malavitosi nella gestione della forza lavoro favorisce il sistema di sfruttamento che in questi anni abbiamo imparato a conoscere. Per proseguire su questa traiettoria è stata approvata dall’assemblea la prospettiva immediata di costruzione di un percorso che porti ad un nuovo sciopero nazionale. Uno sciopero che possa andare oltre la sola categoria dei facchini e, in questo senso, è significativa la partecipazione all’assemblea di alcuni delegati metalmeccanici. Elemento questo che, seppur sviluppato per ora a stadio molecolare, non va, comunque, sottovalutato. Da tempo andiamo dicendo, infatti, che il ciclo di lotta dei lavoratori della logistica è un esempio e un riferimento per tutti i settori e gli spezzoni di classe operaia, italiana e straniera. Ieri, questo assunto, era valevole anche solo per l’effetto che le dure e radicali lotte dei facchini avevano nel frenare la complessiva concorrenza tra forza lavoro; oggi principio e obiettivo ulteriormente confermato dal lento, ma stringente, lavorio di tessitura di collegamenti sindacali, politici e organizzativi con altri spezzoni di classe. Anche qui a Genova, occorrerà lavorare in questa direzione, come già (non senza fatica e difficoltà) stiamo facendo.
Nessun passo indietro quindi dopo il pestaggio e le continue intimidazioni dei mesi passati. Le reazioni repressive delle istituzioni o le reazioni scomposte dei padroni e dei loro sgherri dopotutto stanno a dimostrare l’intenzione di silenziare in tutti i modi una lotta che tocca nervi scoperti e dà molto fastidio. Intanto, stanno continuando le mobilitazioni in città come Padova e Bologna.
Alla Artoni di Padova, azienda di logistica, 41 lavoratori, che operavano nei magazzini dell’azienda ed erano sotto contratto della cooperativa Emmegierre, sono stati arbitrariamente licenziati a seguito della volontà di Artoni di avviare in modo autonomo il reclutamento della manodopera per il magazzino di Padova. Nessuna forma di accordo fino ad ora è stata raggiunta e di fronte all’intransigenza padronale continuano presidi e picchetti.
Alla Granarolo di Bologna invece è sempre in piedi la lotta per il reintegro dei 51 licenziati. Nelle prime settimane di gennaio si sono alternati vari picchetti e blocchi davanti ai cancelli dell’azienda fino ad arrivare alla costituzione di un presidio permanente a partire dal 21 gennaio. I lavoratori chiedono una soluzione definitiva e certa per il loro reintegro, richiesta verso la quale le istituzioni preposte alla mediazione (Prefetto) continuano, dalla stipula dell’accordo di luglio, a fare orecchie da mercante.
In particolare, martedì 21 Gennaio il picchetto organizzato da licenziati e solidali (comunicato SI. Cobas e video) è stato in grado di bloccare la circolazione della merce per 9 ore consecutive, rilanciando la battaglia in maniera assolutamente incisiva.
Picchetto che si è ripetuto nella giornata di ieri, 23 gennaio 2014. In questa occasione, le plurime invocazioni che il presidente Granarolo e Lega Coop aveva già esternato qualche settimana fa, in merito al “ripristino della legalità” (che avevamo già commentato) hanno avuto una risposta da parte delle forze dell’ordine. Nel tentativo, infatti, di spezzare il picchetto  e il conseguente blocco dei mezzi, i carabinieri, prima, hanno iniziato a caricare il latte sui loro mezzi, cercando in questo senso di assicurare loro stessi la continuità produttiva del magazzino (vedi foto sopra e comunicato); per poi attaccare il presidio dei lavoratori, con il bilancio di 6 fermati (4 rilasciati dopo qualche ora). Stato e padroni mettono in campo, in questo senso, tutti i mezzi a loro disposizione (legali e non) per spezzare la combattività dei facchini.
Quando repressione, agguati, cariche non bastano più, le forze dell’ordine a guardia della proprietà e del profitto esercitano in prima persona il crumiraggio, come è noto e arcinoto lungo tutta la storia di lotta della classe operaia. Nessuna sacra democrazia spezzata dunque, ma la logica pura e dura dello scontro di classe, a fronte del quale dovremo sempre più attrezzarci, partendo, da un sostegno concreto e reale, ai quei compagni e lavoratori in prima linea.

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