Legacoop: la difesa “democratica” del profitto…

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Dopo le nuove iniziative di boicottaggio contro la Granarolo, che nelle giornate del 12 e 14 dicembre hanno coinvolto lavoratori e compagni su tutto il territorio nazionale; il fronte padronale, con Legacoop in testa, torna all’attacco, scagliandosi rabbiosamente contro la lotta che i facchini organizzati nel SI. Cobas, assieme a centinaia di solidali, stanno portando avanti, ormai da mesi (per la cronistoria vedi la sezione dedicata).
Tramite le pagine de La Repubblica è lo stesso Presidente della Legacoop (e guarda caso anche del gruppo Granarolo) a scagliarsi contro i “vergognosi” striscioni dei lavoratori che, equiparando la Legacoop alla mafia, fa ribollire il sangue al pacioso “cooperatore”.
Ma cos’è che, in fondo, contesta, con non poca bava alla bocca, Calzolari? Cos’è che lo spinge a gridare all’eversione, riferendosi agli scioperi e alle lotte dei lavoratori?
E’ il suo sommo sconcerto di fronte a lavoratori determinati a difendersi e non subire più, di fronte a un sindacato, vero, non assorbibile nella rete della “democratica concertazione”, nei tavoli di trattativa dove a essere negoziate sono le briciole che devono finire nelle tasche di sindacalisti e organizzazioni sindacali colluse, nelle trattative dove sono tutti compagni di merende intenti e volenterosi nell’assicurare profitto e prosperità (al padrone!).
Ma, soprattutto, è lo sconcerto di fronte a una lotta che non si piega, che non si accartoccia sul solo lato vertenziale, ma che ha ben in mente il quadro generale, lungo il quale si muove.
Una lotta di fronte alla quale le regole del “loro vivere democratico”, il loro galateo da cicisbei della concertazione, i loro “sindacati” funzionali alla selezione e controllo della forza lavoro, non funzionano più. Se Calzolari, con il suo richiamo all’eversione, intendeva questo, beh…ha colto il punto. Perché, la lotta alla Granarolo, come in generale il complessivo ciclo di lotta dei lavoratori della logistica, è proprio questo, è la messa in discussione di questo sistema e con esso di tutte le logiche di appalti e sub – appalti, caporalato, lavoro nero, evasione, sfruttamento, annesse e connesse.
Ma lo “sfogo” del Presidente di Legacoop è anche, e soprattutto, un richiamo a quelle forze statali, politiche e repressive che stanno lì proprio al servizio del capitale e del profitto e che devono con ogni mezzo “ripristinare condizioni di legalità“, per ritornare al più presto a più rassicuranti concistori, dove parti sociali colluse, possano far la loro parte nel difendere e garantire il profitto…costi quel che costi.
La sfida ai lavoratori è lanciata. Sta alla loro lotta, alla loro determinazione, alla loro e nostra capacità di coalizzarci, il peso della risposta.
Di seguito, il comunicato stampa del SI. Cobas, in risposta alle esternazioni di Calzolari.

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