A tre mesi dalle elezioni…

Camera - Fiducia Governo Letta

Nell’ultimo numero della nostra rivista abbiamo fatto un primo bilancio della contesa e dei risultati elettorali. Nel frattempo, nei due mesi che sono passati dal voto, la bagarre parlamentare per la rielezione del Presidente della Repubblica ha sancito la nascita di un altro governo di larghe intese con la quale la maggior parte dei protagonisti della scena politica ha perso buona parte della baldanza dimostrata in campagna elettorale.
In particolar modo il Partito Democratico e le sue alte sfere hanno fatto di tutto, compreso affossare la candidatura di ben due propri candidati al Quirinale, per arrivare all’inciucio. Coloro i quali oggi guardano, con lo sconcerto tipico della verginella, a queste trame di potere e magari protestano contro il proprio gruppo dirigente, con tutta evidenza non sono mai stati in grado di capire cosa è sempre stato il partito di cui fanno parte o che hanno votato; cioè il partito dei grandi potentati economici, il partito del Monte dei Paschi, della Lega delle Cooperative, dell’Unipol, ecc…
Detto questo, se da un lato le decisioni e gli aggiustamenti economici presi nei mesi e negli anni passati hanno continuato nelle settimane di “vuoto” post-elettorale, e continuano tuttora col pilota automatico; dall’altro lato si sono scatenati i giochetti di Palazzo che hanno visto come spettatori impotenti coloro i quali avrebbero voluto incidere profondamente nella vita parlamentare del paese ma ne sono rimasti ai margini, con buona pace delle sparate di Grillo.
La consueta spartizione di poltrone ha dato così il via alla nascita di un esecutivo multicolore (in tutti i sensi) che per ora tartaglia ipotesi di riforme utili a mitigare gli effetti di crisi e disoccupazione. Tra screzi veri e presunti, il Governo ipotizza di mettere mano nella questione lavoro all’insegna del “meno vincoli” su apprendistato, partite Iva, tempo determinato. Una sorta di riequilibrio di quella che è la Riforma Fornero. Dettagli questi che riguardano più una questione di forma che di sostanza. Cercano, dopo i proclami e i manifesti di intenti nella baraonda elettorale, di adeguarsi alle circostanze e di preservare agli occhi esterni una parvenza di “utilità”.
I nodi rimangono tutti al pettine ma l’allarmismo strombazzato dai media, il clima da rivolta sociale da più parti paventato, sembra del tutto fuori luogo. La situazione era ed è così tranquilla che hanno potuto accapigliarsi nelle loro crisi e dispute parlamentari senza colpo ferire. I colpi invece continuiamo a prenderli sempre noi, costretti in un ricatto occupazionale sempre più implacabile. I casi umani pubblicizzati nel patetico pietismo televisivo, gli appelli alla “politica del fare”, alla correttezza e all’onestà, i richiami alla cittadinanza costruttiva, potranno fare audience ma non potranno servire alla causa di chi può tutelare i propri interessi di lavoratore solo in prima persona.

Solo adesso, infatti, dopo anni di dure lotte con conseguenze raccontate dettagliatamente anche nelle pagine di questo blog, i giornali si accorgono (vedi l’inchiesta di Repubblica) di cosa succede e manifestano interesse per il settore della logistica. Avessero delegato la tutela dei propri interessi allo Stato, ai partiti e ai sindacati concertativi, questi lavoratori starebbero oggi ancora nelle pessime condizioni nelle quali erano costretti.

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