Intimidazioni contro la lotta nelle cooperative…

si.cobasNon sta certo a noi sviluppare un bilancio organico sulle lotte delle cooperative nel 2012. Quello che, certo, é sotto gli occhi di tutti, é la sorprendente capacità di allargamento e diffusione che questo ciclo di lotta é stato in grado di dimostrare con l’apertura di centinaia di vertenze, decine e decine di scioperi e picchettaggi, migliaia di lavoratori mobilitati nella lotta. La spinta propulsiva di questa esperienza quadriennale di lotta non deve, però, spingere verso una sorta di “romanticismo della lotta di classe“, ben consci della complessità della dinamica, gli enormi sforzi fatti e le contraddizioni e problematiche sorte a cui si dovrà dare risposta. Le molte vittorie strappate non fanno dimenticare le brucianti sconfitte che – tanto all’Esselunga di Pioltello, quanto a Il Gigante di Basiano – stanno lì a testimoniare le tante ferite, reali e politiche, che stentano ancora a rimarginarsi.
In questa prospettiva, i conti vanno e andranno fatti, anche, con la sempre più pressante repressione che colpisce i lavoratori e i compagni in lotta – a metà gennaio inizierà il processo a 20 compagni per la lotta alla Bennet di Origgio che aprì, nel 2008, il lungo ciclo di scioperi nelle cooperative – e le intimidazioni che presunti ignoti, spesso  riconducibili a vere e proprie organizzazioni mafiose che nei magazzini della logistica lombardo – emiliana hanno costituito veri e propri feudi, indirizzano verso i lavoratori più combattivi e i militanti sindacali del Si.Cobas. Proprio a questo proposito, il 2012 si chiude, proprio come si era aperto, con l’ennesima intimidazione nei confronti di un delegato Si.Cobas, cui hanno fatto esplodere la macchina, presso il magazzino Ortofin di Settala. Proprio per questo, non possiamo che esprimere piena e totale solidarietà, in particolare a questo lavoratore, e in generale, a tutti i lavoratori e compagni colpiti da repressione e/o intimidazione proprio per il loro ruolo svolto nelle lotte del settore logistico. Di seguito pubblichiamo il comunicato Si.Cobas sull’ultimo fatto accaduto.

A febbraio del 2012 ad un delegato del magazzino Ortofin di Caleppio di Settala hanno messo della benzina nell’auto bruciando i sedili e la tappezzeria. Negli ultimi due mesi al coordinatore provinciale di Cremona hanno tagliato per due volte le quattro gomme dell’auto. 
Sempre nello stesso magazzino dell’Ortofin di Liscate, alle ore 23,00 circa del 28-12-2012 hanno fatto saltare l’auto dell’altro delegato che lavora nella cooperativa. I carabinieri, chiamati, senza fare la minima indagine, hanno sostenuto che si era trattato di un’autocombustione interna, anche se l’auto non viaggia col combustibile a gas.
Una colossale boiata, rivelatasi tale all’indomani, quando sono stati ritrovati all’interno dell’auto dei candelotti confezionati con polvere da sparo e soprattutto sono stati visionati i filmati della sorveglianza dove si vede un individuo che si avvicina all’auto e accende la miccia dell’ordigno.
Chi abbia fatto tutto ciò per il momento non lo sappiamo, ma è noto a tutti che nel sistema delle cooperative ci sono ambienti malavitosi, mafiosi, che utilizzano tutti gli strumenti per intimorirci. Ma non sono i soli. Qualche sindacalista invita la polizia a raddrizzarci coi manganelli la schiena. Qualcuno, come nel volantino attaccato alla bacheca aziendale dell’Ortofin, ci accusa di essere interessati a difendere l’appalto al solo scopo di difendere i nostri interessi (??). Qualche questore (come all’Ikea di Piacenza), impartisce l’ordine di manganellarci perché difendiamo il posto di lavoro di 12 lavoratori e la loro possibilità di organizzarsi in sindacato nell’azienda. Qualcun altro ci processa perché quattro anni fa abbiamo iniziato uno sciopero alla Bennet di Origgio-VA (dove è presente il Consorzio CAL, che guarda caso è in stretto contatto con il consorzio CGS dell’Ikea), conclusosi positivamente per i lavoratori e dove accusano 20 persone di tutte le nefandezze possibili, per accreditare la tesi che si è di fronte ad un gruppo di facinorosi atti a sovvertire la legalità costituita dallo Stato.
Insomma, nella vecchia tradizione, i vari apparati illegali, le istituzioni, i partiti borghesi, i sindacati di regime, non fanno che il loro mestiere e cioè quello di cercare di mettere fuori gioco chi come noi cerca di difendere le condizioni di lavoro e di vita degli operai nei magazzini e nelle fabbriche e non si fanno intimidire dalle vili attenzioni delinquenziali e dalla repressione poliziesca.

Milano 1 gennaio 2012 – Sindacato Intercategoriale Cobas

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