Il nostro 14 Novembre: ‘il sindacato sono i lavoratori!’

La giornata di sciopero di ieri, Mercoledì 14 Novembre, nonostante alcune note positive frutto del lavoro e dell’intervento di vari compagni in diverse città d’Italia, ha comunque fatto emergere gli ennesimi limiti che ormai da decenni castrano la costruzione di un lavoro organizzato e di una mobilitazione generale su di un terreno di classe. Un film visto e rivisto, in cui i personaggi ormai sono fissi e gli intrecci quasi obbligati. C’è la “rossa” CGIL – con tanto di  “federazioni rivoluzionarie” – che urla al governo di turno e promette battaglie, ci sono alcune sigle del sindacalismo di base che vanno ancora più a sinistra della CGIL ma che alla fine ripropongono le stesse litanie, ci sono piattaforme rivendicative che non riescono a sganciarsi dai polverosi modelli keynesiani ormai gettati nel letamaio della storia dai ritmi frenetici della crisi capitalistica e poi, last but not least, i manganelli che puntuali come sempre danno libero sfogo alla frustrazione in divisa.Davanti a questo scenario, la strada che abbiamo deciso di intraprendere assieme ai compagni del Sin.Base è stata quella di trasformare questa giornata in ennesima occasione di rilancio del percorso di ricostruzione della pratica di coalizione operaia tanto sui posti di lavoro, quanto nei quartieri e sul territorio. Abbiamo preferito trasformare la passeggiata per le vie del centro in un momento di organizzazione e confronto tra lavoratori e studenti; un momento per lanciare e rilanciare il sostegno a quelle battaglie, piccole o grandi che siano, che giorno dopo giorno si pongono sul terreno della difesa fattiva degli interessi di classe. Per questo motivo la giornata di ieri è stata divisa in due momenti. Un primo momento in piazza, il cui obiettivo era quello di lanciare la cassa di resistenza per gli operai dell’Ikea di Piacenza e del MOF di Taranto (movimento ferroviario dell’Ilva); ed un secondo momento assembleare in cui si è discusso dei motivi per cui questi due esempi di lotta sono da sostenere e supportare e in cui i lavoratori presenti si sono confrontati su come proseguire l’attività all’interno dei propri posti di lavoro. Mentre sui palchi si susseguivano liturgici comizietti, parole semplici e concetti pesanti come macigni, sintetizzati dalle parole di un lavoratore “ragazzi, il sindacato siamo noi, il sindacato sono i lavoratori“, calcavono invece il palcoscenico dell’assemblea.
Da troppi anni ormai non vediamo altro che il tentativo di spostare sempre più a sinistra la CGIL, oppure, in alternanza, la ripetizione ossessiva del mantra di come essi siano sporchi servi del Capitale. Da troppi anni si vive della sbornia da manifestazione tra uno sciopero ed un altro. Da troppi anni sono pochi gli esempi di scioperi che abbiano un peso, che siano sentiti realmente dai lavoratori e non calati dall’alto per qualche mossa elettorale o per darsi una ragione di esistere. La reale opposizione al Capitale e a chi ci sta facendo pagare la loro crisi, non può che passare attraverso la combinazione della lotta sui posti di lavoro con l’attività d’organizzazione e di ricomposizione di classe in ottica territoriale.
Gli scioperi e i picchetti davanti ai magazzini Ikea di Piacenza, lo sciopero che per giorni é stato portato avanti dai lavoratori di Taranto, a seguito della morte del loro giovane collega, hanno bisogno non solo della solidarietà a parole, non solo di quella economica, ma per essere vincenti nel lungo periodo, hanno bisogno di collegarsi con quelle lotte e quelle vertenze che saremo in grado di organizzare, appoggiare e dirigere sui posti di lavoro, nelle università, sui territori in cui siamo presenti. Solo così, chiuso il sipario e spenti i riflettori resterà in piedi un lavoro, una pratica, un radicamento che, nella classe e con la classe, trovi il suo terreno quotidiano di riferimento. Solo in questo modo, non ci ritroveremo ancora e ancora, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, all’ennesimo anno zero della lotta.

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