Tasse universitarie e spending review…

Dopo l’aumento della tassa regionale per il diritto allo studio, di cui avevamo già ragionato sia in termini politici che organizzativi in un articolo precedente, la spending review rincara la dose, dando la possibilità per gli Atenei di un ulteriore aumento delle tasse universitarie.
Con la modifica dell’art. 5 del DPR 306/97 (vedi scheda tecnica) il governo é andato a modificare il tetto massimo di tassazione universitaria che, fino ad oggi, era fissato al 20% del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario). Con la sostituzione di poche parole, si attua una sostanziale differenziazione tra la tassazione per gli studenti in corso, e quella per gli studenti fuori corso ed extra – comunitari.

  1. Studenti in corso. Per questi verrà mantenuto il limite massimo di tassazione. Tuttavia per calcolare se il livello della tassazione studentesca supera il limite del 20%, verranno conteggiate solo le tasse pagate dagli studenti in corso. In questa maniera si avrà un abbassamento artificioso degli attuali livelli che, in molti Atenei – compreso quello genovese – sono al di sopra del limite. Inoltre il conteggio del 20% non sarà più solo sull’FFO, bensì su tutti i fondi che l’Università riceve dal Ministero. In questa maniera la percentuale viene ulteriormente abbassata. Atenei che già da anni avevano superato il limite di tassazione da oggi potranno aumentare nuovamente le tasse.
  2. Studenti fuori corso ed extra – comunitari. Per questa tipologia di studenti viene eliminato qualsiasi tipo di limite alla tassazione. Gli atenei non incorreranno in alcuna situazione d’illegittimità aumentando le tasse a questo settore.

Messa in questi termini diventa evidente dove Governo e Atenei volessero andare a parare; evidenziamo qui 3 aspetti cruciali:

  1. Volontà del governo di mettere al riparo da eventuali ricorsi i numerosi atenei che da alcuni anni a questa parte hanno sforato il limite stabilito per legge del 20%. Molti dei ricorsi negli anni scorsi erano partiti e, per esempio, all’università di Pavia,all’inizio del 2011, l’Ateneo aveva dovuto restituire circa 2 milioni di euro ai propri studenti.
  2. Con la nuova modalità di calcolo della tassazione (che conteggia le tasse solo degli studenti in corso e non si limita al solo FFO) questo problema per loro sarebbe risolto. Facciamo l’esempio di Genova. Attualmente l’ateneo ha sforato da più anni il limite, attestandosi intorno al 22%, con il nuovo conteggio raggiungerebbe a stento il 15%, riaprendo la possibilità di massicci aumenti agli studenti in corso.
  3. Appare altrettanto chiara la sostanziale cancellazione del limite della contribuzione studentesca, abolendolo per fuori corso e stranieri. Questa tipologia di studenti, a livello nazionale, corrisponde a circa il 50% della popolazione studentesca. Con questa “sottile” operazione hanno sostanzialmente abolito il limite massimo di tassazione per 1 studente su 2.

Come e in che misura l’aumento verrà attuato dipenderà dai singoli atenei. Se consisterà in un innalzamento generalizzato per tutti gli studenti, oppure se andrà a produrre una contabilità separata che sancirà livelli contributivi differenziati per studenti in corso e per studenti fuori corso, non è dato sapere, le poche parole che modificano la precedente normativa aprono molteplici orizzonti per i rettori decisi a far cassa.
Quel che é certo é che frammentando e separando le condizioni tra studenti in corso e fuori corso e facendo leva sulla loro “meritocrazia”, sul colpire il fannullone e lo sfaticato e premiare il merito, cercheranno di giustificare l’aumento delle tasse.
La misura dell’aumento dipenderà poi da altrettante variabili che comprendono tra l’altro lo stato dei bilanci di ogni singolo ateneo ai quali sono legate la possibilità di turn-over del personale docente e amministrativo. Ciò che appare probabile è il dilatarsi delle già abissali differenze fra atenei del Nord e del Sud, Atenei delle grandi città dove circola capitale, agganci economici e politici e quelli di provincia. Un panorama che sembra delineare un’aspra concorrenza fra atenei in cerca di fondi e studenti e che vedrà l’emersione di alcuni grandi centri universitari a scapito dei restanti.
Al di là delle previsioni sui futuri sviluppi del sistema universitario italiano, e molto più vicino alla quotidianità, ciò che sembra apparire certo è come questi aumenti andranno a pesare maggiormente sui figli delle classi lavoratrici, inclusi i figli di immigrati non comunitari, e sugli studenti lavoratori. Anche se l’aumento fosse generalizzato e calibrato a seconda delle fasce contributive peserebbe sulle tasche degli studenti, in relazione alla propria condizione sociale. Nel caso in cui l’aumento fosse maggiore per gli studenti fuori corso, verrebbe colpita, assieme a qualche fancazzista, tutta la fetta di studenti lavoratori che a per forza di cose hanno avuto meno tempo a disposizione per terminare in fretta gli studi. In questo scenario il “diritto allo studio”, che nell’anno passato è stato inesistente in molti atenei per le nuove matricole e che per il nuovo anno accademico potrà coprire solo parte delle nuove domande, si rivela inefficace e soprattutto insufficiente.
Se infine confrontiamo la scarsa qualità della qualificazione offerta da molti atenei e la disoccupazione che aspetta sull’uscio universitario, l’esorbitante costo del percorso di studi risalta in tutta la sua contraddittorietà, soprattutto per chi non potrà permettersi la “salvezza” individuale sborsando quattrini per un master.
L’aumento delle tasse si rivela di fatto l’ennesima via attraverso cui la crisi viene fatta pagare alle classi lavoratrici, c’è poco da scandalizzarsi che i fondi statali vengano indirizzati verso il comparto militare o verso altre voci di spesa come c’è poco da stracciarsi le vesti se il sistema universitario non garantisce mobilità sociale, borse di studio e riversa gli aumenti delle tasse sulle classi sociali più povere: questa è la realtà del capitalismo e dell sue crisi.
C’é invece da ragionare su come tentare di reagire. Poca strada però faremmo se ci vincolassimo per l’ennesima volta a una visone corporativa, e maledettamente “studentista”, dell’intera faccenda; atteggiamento che già vediamo traboccare nei molti comunicati delle svariate organizzazioni studentesche in questi giorni.
La spending review pone all’ordine del giorno una questione. Stato e i grandi gruppi borghesi hanno necessità di tagliare debiti e costi, sopra i quali, per decenni hanno mangiato creando le proprie reti clientelari, i propri bacini elettorali, ingrassando con gli aiuti statali e i salvataggi fatti ad hoc. Il costo di questi tagli e le relative ripercussioni vogliono farle pagare a chi lavora e ai suoi figli. Questa é la posta in gioco.
La spending review, con i draconiani tagli alla sanità che pagheranno i lavoratori in termini di ritmi, salario e orario di lavoro, la riforma del lavoro con la compressione degli ammortizzatori sociali sono gli strumenti con cui vogliono attuare la loro linea.
Continuare a vedere il taglio, o l’aumento della tassazione, alla luce della proprio orticello, della propria facoltà, del proprio ateneo o della propria condizione “studentesca”, oltre che stupido é anche dannoso. Continueranno a colpirci uno a uno, settore a settore; se troveranno duro nell’Università, colpiranno la Sanità, ma stiamo certi arriveranno prima o poi ovunque. Se indeboliscono un settore indeboliranno tutti, se colpiscono l’attuale forza – lavoro le conseguenze le avremo anche noi come futura forza – lavoro.
Di fronte a questi processi un’opposizione molecolare é possibile se riusciremo a liberarci dei fantasmi corporativi, se riusciremo ad agire e organizzarci come futura forza – lavoro, riuscendo a instaurare rapporti e collegamenti con quella attuale, opponendoci non solo quando viene invaso il nostro orticello. In questo senso lavoriamo quotidianamente e a breve partiremo con delle iniziative.
Al contrario vivremo un film visto e rivisto, dalla lotta contro la Riforma Moratti a quella contro la Riforma Gelmini. Un po’ di manifestazioni (magari esteticamente radicali), qualche assemblea; ma alla fine tasche sempre più vuote e futuro sempre più incerto.

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